L’intervista è un dialogo tra Vanessa Rusci e il critico e studioso Elio Grazioli, in cui Grazioli ripercorre la propria esperienza tra editoria, insegnamento e ricerca nel campo dell’arte contemporanea.
Al centro della conversazione emerge il concetto di infrasottile, termine introdotto da Marcel Duchamp, che Grazioli interpreta come una soglia percettiva: uno spazio quasi impercettibile in cui l’arte agisce tra visibile e invisibile, tra esperienza e intuizione.
Il dialogo affronta anche il rapporto tra arte e intelligenza artificiale. Grazioli non la considera una minaccia, ma un nuovo medium: uno strumento che acquista senso solo quando è guidato da uno sguardo umano e da una visione artistica.
Infine, riflettendo sul contesto italiano, il critico riconosce un crescente rigore nella ricerca accademica, pur osservando che il mercato dell’arte rimane spesso diffidente verso il pensiero teorico. La conversazione si conclude con una nota più personale: l’importanza degli affetti e della dimensione umana come bussola per orientarsi nella complessità del presente.
Se si guarda l’intervista con uno sguardo quasi “duchampiano”, il punto più interessante non è solo ciò che viene detto apertamente, ma quel piccolo spazio tra le cose: il modo in cui teoria, tecnologia e relazioni umane continuano a sfiorarsi. Proprio lì, nell’interstizio, succede spesso l’arte.
Link per sentire l'intervista:
Testo per non udenti
Allora, buonasera. Sono qui stasera con Elio Grazioli. Ciao Elio.
Ciao. Ciao.
Vi racconto un attimo chi è stato Elio per me, nel senso che noi due ci siamo conosciuti moltissimi anni fa, all'inizio del di questo secolo, credo sia stato proprio il 2001 a Milano, all'Università dell'Imagine che, come ormai sapete, perché vi racconto continuamente, è stata proprio quello che ha aperto, diciamo, per me una via che io altrimenti non avrei mai cominciato. È stata un'esperienza fortissima. E tra i miei insegnanti c'era appunto Elio insieme a Tania che ho già intervistato precedentemente. Quindi, ciao Elio. Però io ho fatto una presentazione un po' così, no? E invece vorrei che per chi ci segue tu ci raccontassi chi sei, di che cosa ti occupi e cosa fai per chi non ti conosce.
Ma insomma io sono un critico d'arte contemporanea, mi sono se sempre sono uno di quei monomaniaci, come li chiamo io stesso, che fin da bambini erano interessati alla stessa cosa che poi si portano dietro tutta la vita, che è appunto l'arte. E così per le circostanze poi della vita, mi sono trovato a poterla a poterla fare diventare le mie professioni. Uso il plurale. Ehm perché ho avuto la fortuna negli anni 80 proprio per un contatto personale e di diventare il redattore della rivista Flashhart che negli anni 80 era era al centro insomma di dell'informazione. E quindi mi sono formato mi sono formato lì, ho fatto l'università, mi sono laureato al DAMS tra uno dei primi, peraltro iscritti, ehm finito nel nell'80 anche quello. E poi e poi e poi ho continuato Cioè, poi mi sono imbarcato soprattutto nell'insegnamento. Nell'insegnamento ho lasciato Flash Art, ho cominciato a insegnare all'Istituto Europeo di Design. Ehm, una sera l'inaugurazione e incontro Secci di Tu ricorderai che mi dice Elio non ti non avresti voglia di venire a conoscere una realtà che e io che ero ero veramente un po' squatrinato all'epoca perché e appunto mi ho lasciato flashare, non avevo più un lavoro stabile e detto sì, molto volentieri e sono andato e invece che vedermi offrire, non so, un incontro così, mi hanno offerto la direzione di di questa di questa particolare scuola che mi ha affascinato subito, insomma, per cui non ho avuto nessun problema, nessuna difficoltà ad accettare. È stata una bellissima esperienza. Condivido quello che tu hai detto. detto molto formativa anche per uno curioso come me che a partire dall'arte contemporanea però mi guardo sempre intorno. Un'altra cosa che mi è capitata è che eh una volta facendo lezione all'Istituto Europeo di Design, lasciando la porta dell'aula aperta, stavo parlando di qualcosa alla lavagna, passa un signore che si ferma incuriosito e poi mi chiama e mi dice "Possiamo fare due chiacchiere?" Mi ha offerto un corso di di fotograf di storia della fotografia e pure io ho accettato quello e da allora ho cominciato a interessarmi di fotografia ed è stata un po' la mia fortuna, insomma, perché eh con la fotografia eh boh, insomma, ho fatto delle cose che mi hanno dato una notorietà forse maggiore che rispetto all'arte contemporanea che è molto meno frequentato dalla della fotografia e e quindi, come vedi, i miei lavori sono tutti stati porte aperte, incontri, conoscenze in momenti particolari e così via. Lo stesso vale per e poi la finisco, per l'università, per cui un amico ha parlato di me, io ho cominciato eh prima a fare dei corsi e poi sono rimasto incardinato, come si dice, cioè assunto a tempo indeterminato e e ho finito l'ottobre scorso. Questa Il mio amore è l'arte contemporanea, io di quello mi occupo. Poi il resto e sono applicazioni di questa mia di questo mio interesse. E poi ancora vorrei dire quasi quasi per caso eh parlavo con il direttore di di una casa editrice consigliandogli cioè Sì. consigliandogli dei libri su sua richiesta e una volta lui lui lui mi lui mi ha detto Ma perché non lo scrivi tu? E e io l'ho fatto e ho cominciato a scrivere a pubblicare e da allora non ho mai smesso. Insomma,
per nostra fortuna, direi.
Speriamo, insomma, almeno un po'.
Tra l'altro quello che che dici è interessantissimo perché tu dici per caso? Per caso, ma in realtà no, non è mai per caso, è proprio il nostro il nostro entourago, no? I luoghi che scegliamo di frequentare, eh, cioè e poi
e però sono stati fortunati Perché perché sì,
sicuramente non
mi sento mi sento fortunato.
Sì, ma in realtà credo che siamo un po' fortunati tutti noi che stiamo in questo ambiente, no? E anche molto privilegiati, no? Abbiamo Sì.
Io fortunatissima a incontrarvi perché ricordo sempre, no, io venivo da una cittadina piccolissima, provinciale, Grosseto, arti contemporanea, arte non l'avevo mai studiata tanto, no? Per cui fu un bagno. Eh, infatti dicevo anche a Tania quanto è stato bello, insomma, anche ricevere una borsa di Studio totale, Elio, perché io avevo anche quel problema, io non avevo soldi per potermi permettere una scuola a Milano e quindi proprio una cosa rivoluzionaria, secondo me, in quell'epoca, eh, che devo dire? Io io io sono stata fortunatissima, cioè veramente di lì la mia vita è completamente cambiata, quindi quindi è immensa gratitudine. Allora, quindi grazie, grazie mille. Senti Elio, allora entriamo subito un po', sono cinque domande, come ti ho accennato, no? Allora, iniziamo subito con la prima, proprio con questo libro. che secondo me è importantissimo proprio in questo momento storico, no? È proprio m l'infra sottile, ok? Eh che credo abbia proprio analogie in questo momento, però ce lo vuoi un po' raccontare e poi dirmi se eh questa analogia che io vedo in questo momento storico qui oggi nel 2025 con l'avvento anche delle intelligenze artificiali c'è, non c'è? Eh, cosa mi dici di questo libro? Sì. Ehm, poi poi sono curioso di di sentire tu come mai lo trovi così, perché dunque infrasottile, intanto, è una parola precisa, eh, è un è un neologismo perché non esisteva la parola viene dal francese, come
legato a Duchamp, giusto?
Legato, sì, un neologismo inventato da Duchamp. Ehm, non vuol dire soltanto ultra sottile, è già lì si capisce tutta una una parte di di ciò di cui eh bisogna parlare, ma è qualcosa di un po' di un po' particolare. Intanto è ultra sottile, cioè eh tutto ciò si occupa di tutto ciò che è al limite della percezione e ce ne sono tante di di di cose, di stati, di eh espressioni che noi usiamo che puntano a a a qualcosa che di cui ci rendiamo conto che è reale. Eh, quindi non stiamo parlando, non lo so, dell'invisibile o del di qualcosa di di non palpabile. È è sotto i sensi, ma al limite. A me interessava questa questa questione del limite, dico subito perché. Perché l'arte contemporanea, chi non si occupa di arte contemporanea, quella, insomma, più recente, quella di cui in particolare mi occupo io, eh appare come come oltre il limite, insomma, abbiamo passato il limite oppure si dice ehm dopo di questo è impossibile andare a oltre o andare avanti e invece siamo sempre su questo bordo che e lo spostiamo sempre in avanti, spero io, penso io in senso positivo, cioè è anche un un spostare la mente, il pensiero e qui già no, l'intelligenza artificiale di cui eh parleremo più avanti. si vede che ha ha a che fare anche con questo, no? Fin dove arriva la mia possibilità o o interesse o volontà di intelligenza? Eh, e che cos'è per differenza invece l'intelligenza artificiale? M e oltre a questo, quindi eh il fumo eh la la nebbia, gli odori, eh
calore nella sedia,
eh sì, nella sedia che tu viito qualcun altro, no? Che anche quello è
Sì, ma ti dirò di più, cioè all'università dell'immagine, cioè la parte che personalmente più mi mi affascinò perché io ne ero lontanissimo, era proprio quella dei profumi, vedere insegnare i profumi. Per me si è aperto un mondo, insomma, anche per me, voglio dire. E e andando avanti e approfondendo quindi non solo questo, ma anche a livello diciamo così, più teorico, più teoretico, vorrei dire. Per esempio, la nozione che usa come, diciamo così, quella che li mette dentro un po' tutti è quella di possibile. Che cos'è il possibile? Eh, allora, vedi che si vede, mi pare già così, che è un modo di concepire l'arte, è un modo di concepire l'opera, molto molto particolare. molto singolare. Intanto eh fa conto su una sulla sensibilità di cui si parla pochissimo, no? Ormai in arte si parla pochissimo anche in generale, anche perché non è facile, è una è un concetto è un qualcosa di molto indefinibile, difficile da definire, difficile trovarsi d'accordo cer quando anti performance quando per Performance, si pensa la super performance perfetta, no? La sensibilità invece porta proprio in altri in altri luoghi, no?
Sì, sì, sì, assolutamente. Io in nel libro che ho fatto ho fatto lo sforzo di passare proprio al vaglio di questa idea, eh un po' un po' tutto quello che è accaduto nell'arte contemporanea, più spinta negli ultimi negli ultimi decenni, da quando il quadro si è si è svuotato, i quadri bianchi oppure anche il silenzio, no, famoso di di John Cage in cui non si produce suono e la si chiama musica lo stesso e fino fino alla performance, alla sua irripetibilità che invece la Abramovic invece ha a un certo punto ha voluto rifare al remake di cui si parlava anche in ambito, anzi soprattutto direi in ambito cinematografico quando si rifacevano le opere del passato. eh fino all'embodiment, insomma, tanto di quello che si è parlato negli ultimi decenni e per dire che c'è che l'infrasottile è un modo di considerare queste cose, quindi non è una definizione di un tipo d'arte e a me sembra che questo modo apra apra le prospettive, permette di pensare diversamente alle stesse cose e quindi che sia qualcosa che ci tocca, comunque, voglio dire, ci ci può servire, capito? Non è una dottrina, non è un
è un nuovo concetto. È un nuovo concetto, è anzi forse è una nuova anche lente per guardare l'arte.
Sì, lente. Lente va benissimo,
una lente di ingrandimento, perché per dire io ho ritrovato tante cose, per dire sull'utilizzo dei social network per fare arte, capito? Quando l'arte viene presa, rielaborata, hai visto c'è stato un movimento proprio con le storie di Instagram. No, qualche 5 anni fa che venivano prese le le opere d'arte, venivano contaminate con gli emomoticom, cioè tutte queste cose qua, no? E lì è proprio andare oltre ancora, no? Però la mia domanda poi era proprio ma quindi cosa succede? Cosa il ruolo dell'artista è legato allo strumento? È legato eh
appunto io penso che sia legato alla sensibilità, che sia legato eh Tu hai hai usato la parola lente, è è legata a una visione non è legata a un, come dire, a uno strumento nel senso professionale del termine.
E e quindi l'artista ha ancora questa questa compito, questo no, questa posizione, diciamo, no? Forse forse ti ricorderai, li facevo già questi discorsi anche all'Università dell'Imagine, cioè di gli artisti non sono degli esperti di politica di vita. Cioè gli altri sono dei disgraziati nella stragrande maggioranza dei casi. Che cosa vuoi che che ti insegni un disgraziato? Ti insegna a vedere le cose in in un in un certo modo. Ti insegna a scavare nella tua sensibilità, nel tuo modo di pensare, a non a non rispondere agli automatismi luoghi comuni, a a non dare per scontato le cose per Perché? Ma appunto dicevo per per provare a vedere diversamente, cercare altre soluzioni e quindi è un è un pungolo, insomma, per la società e per tutti quanti, anche per l'individuo.
Esatto. Esatto.
E cioè molti non si rendono conto che è arricchente occuparsi di queste cose, non è non è, come dire, superfluo. Io sto insistendo molto su questa cosa qui. Ehm se se se venisse a mancare questo aspetto, insomma, là oppure là dove viene a mancare, perché ci sono tante situazioni in cui questo manca, eh è più povero, insomma, è meno è meno è meno umano, anche perché fa parte dell'essere umano, insomma, questa questa complessità, questo insieme di di fattori bisogna usare anche la sensibilità, bisogna usare anche la visione anche se anche se ti occupi d'altro, insomma.
Esatto.
Così. Questo è un po' è un po'issimo abbastanza. E allora allora in questo contesto che abbiamo appena un po' descritto, no? Questa intelligenza artificiale tu di cui io ti dico sono una fan, nel senso a me piace, però però mi sto interrogando tanto, no? Che cosa farà, che cosa succederà nell'arte? Perché comunque c'è uniproduzione. Se all'inizio del secolo abbiamo avuto paura dell'iperproduzione digitale, no, della fotografia, adesso adesso non c'è solo c'è un termine per definire la produzione, non è nemmeno più iper, capito? È è oltre l'Iper. Quindi che sta succedendo
però però se tutto questo è vero. Adesso affrontare i grandi problemi dell'intelligenza artificiale e mi mi dico qualcosa rispetto appunto all'arte, mi pare che vada nella direzione della tua impostazione che che è dichiarata nella tua domanda. Per me anch'io sono molto curioso di che cosa possa succedere con l'intelligenza artificiale. Non ho ancora visto cose che mi hanno illuminato per per poter dire quindi vedi lì c'è un esempio e così via, però però per me Eh, l'idea è questa, l'intelligenza artificiale in arte è un medium. Oggi si usa la parola medium, no? Adesso dirò qualche cosa di più. È un medium come come un altro, ma è il più recente, il più nuovo, il più interessante, eh, senza togliere niente agli altri, voglio dire, è pieno ancora il mondo di gente che fa pittura, fotografia analogica e così via, però ehm anche la l'intelligenza artificiale è appunto quello che si chiama un medium, che è una parola, diciamo, che che ha assunto il significato nuovo nel nella riflessione non solo sull'arte, cioè il medium non è più soltanto uno strumento come la macchina fotografica, è tutto ciò che detta delle regole mentre tu lo usi. Eh, quindi l'intelligenza artificiale fatta in questo modo ha queste caratteristiche che ti permettono di fare determinate cose invece di altro. Allora, eh come è stata la pittura, come è stata la fotografia, com'è stato il cinema, comeè stato ogni strumento musicale nuovo e ehm anche l'intelligenza artificiale va usata come un medium, eh e quindi diventerà un un medium artistico come lo sono diventati gli altri e farà inventerà una forma d'arte come l'hanno fatto gli altri. Sarà molto interessante. sarà sicuramente. Ma dov'è il problema? Allora, il problema è ecco dove io lo leggo a quello che ho detto fino adesso, che insomma è il mio modo di pensare, quindi se vogliamo l'infrasottile, alla sensibilità, a quello che ho detto prima, quello che conta è il modo, non è lo strumento in se stesso. Ecco perché non si usa più il termine semplicemente strumento, ma medium. Quello che conta è è come tu lo usi il come eh il modo vuol dire questo, no? E allora tornano in al centro della questione le questioni della sensibilità, di del pensiero, di che cosa ne vuoi fare per dire qualche cosa e e tutto quello che è umano, insomma, perché questo facciamo, insomma, ogni volta che che usiamo qualche cosa.
E quindi, ehm, ripeto, non ho ancora visto niente di di che possa indicare come esempio, però sono sicuro che si va in quella in quella direzione lì, o almeno a me interessa quella, quindi
no. Anch'io sono sicura che poi arriverà qualcuno che prenderà questo medio medio e lo utilizzerà per fare veramente arte,
per fare arte, per il problema è l'arte,
non è non è l'intelligenza artificiale. Così come uscendo dall'arte il problema è il sapere, la conoscenza. Non è Il fatto che quella macchina ne sa più di te, ma che cos'è la conoscenza? Che cos'è il sapere? È è un è l'insieme delle informazioni la capacità di mettere insieme le informazioni o è un'altra roba?
Esatto. Esatto.
Così questo è
Ma mi sembra mi sembra più che sufficiente e veramente interessante. Quindi
per adesso è così. Poi vedremo se l'intelligenza da artificiale diventerà Boh, bisogna inventare un altro aggettivo così così umana invece che ora per ora non ce l'hanno fatta. Io sto studiando e seguendo molto da vicino tutta la questione. Per ora non c'è. Poi non so nemmeno se ce la faranno perché comunque ha proprio dei limiti.
Se posso f se posso fare una battuta. Eh, da sull'altro fronte bisogna dire che ci sono molti umani che stanno rinunciando all'intelligen rende più facile il lavoro a quellariciale,
diciamo così. È un po' è un po' fuorti battuta, è un po' un risvolto importante, credo, di di no io non penso che le cose, cioè sì, le cose, gli oggetti nascano ehm casualmente in un determinato periodo. Eh non è solo una questione cosiddetta tecnologica materiale, c'è un un orizzonte si chiama, no? Un insieme di di di elementi di circostanze, per cui qualcosa che era in nuce eh diventa a un certo punto diventa eh come dire fiorisce, diventa diventa la cosa stessa e quindi mi preoccupa l'uomo più che l'intelligenza artificiale.
Esatto, esatto. Esatto.
E però vanno insieme le due le due cose non può non si può astrarre.
No, assolutamente.
Ecco, ho risposto ritiene che in realtà l'intelligenza artificiale sarà veramente quello. Io poi poi ti farò vedere delle cose eh in altra sede, non qui magari, però io ho ragionato come se fosse lo strumento, no, che ci aiuta a sopravvivere proprio visto anche ai nostri limiti, no? Perché i nostri limiti a volte possono essere pericolosissimi. Vediamo adesso quello che sta accadendo in questi giorni, insomma, no? Che non è detto che siamo tutti evoluti o che tutti abbiamo lo stesso grado anche di sensibilità o di rispetto dell'altro, quindi insomma io la vedo come uno strumento positivo. Poi ovviamente bisogna vedere chi la usa, però a me non piace tanto generalizzare. Io penso proprio che il mondo al massimo è diviso a metà. Ci sono i buoni e i cattivi volendo, no? Cioè proprio semplificando molto. E quindi asimmetriche queste metà io direi.
Sì, però
non 5050. Mh.
Io voglio essere fiduciosa e dico sì anche l'altra 50. usa quella buona, usa l'intelligenza artificiale, cio potremmo fare, cioè io voglio comunque veramente essere positiva perché sennò qui con tutto il bombardamento mediatico che ci fanno rischiamo veramente il burnout emotivo, eh perché, insomma, è un momento molto molto difficile. Però torniamo invece a parlare di arte. Allora, l'altra domanda, siamo quasi arrivata alla fine, però che vorrei farti è proprio questa Italia, no? Questa Italia e che insomma che non riesce, a mio avviso, io sto molto all'estero. a riprendersi quel ruolo che ha avuto nel passato, no, di leader nel mondo dell'arte. Tu la vivi così, la vedi così. Cosa si dovrebbe fare eventualmente per farla ritornare in auge? Cosa se se è possibile, se se è così anche? Tu che ne pensi in fotografia, ma anche nell'arte contemporanea? Eh,
m è una domanda molto difficile per me. Io sono sono 40 anni che che parliamo di questo eh nel mondo dell'arte perché effettivamente insomma eh dopo la la l'arte povera che ha avuto un riscontro internazionale di un certo tipo, dopo la transavanguardia che ne ha avuto uno di un altro tipo ancora, bisogna dire che se pensiamo a questi a queste ondate di movimenti, l'Italia ehm ha fatto fatica. Insomma, ci sono degli artisti, faccio il nome di Maurizio Cattelan che tutti conoscono, ehm che quindi anche singolarmente hanno hanno fatto notorietà mondiale. Eh però è vero che l'arte italiana compare pochissimo, gli artisti italiani dico compaiono pochissimo nelle rassegne internazionali da tanto tempo. A che cosa è dovuto? Non lo so io. m in maniera impertinente, lo so, in maniera anche eh colpevole. Lo so che che mi metto nei guai quando dico questa cosa, però io quando parlo con gli artisti sgrido gli artisti, quando parlo con i critici sgrido i critici. Do ad ognuno la sua la sua responsabilità. Non credo che una volta si diceva la potenza economica o organizzativa delle delle di altre nazioni, no? In Italia non c'erano musei, in Italia non c'erano e adesso ci sono, per cui non possiamo più neanche appellarci, ma quello era un po' un modo di dare la colpa, come si suol dire, agli altri. Io dico questo in maniera in maniera che a me è è un aspetto che interessa molto e che ho vissuto in questi ultimi decenni, ehm che è questo, quando io ero giovane m non c'erano storici dell'arte contemporanea, ehm, come dire, di livello internazionale, eh paragonabili al a al lavoro, dico, eh, non alla notorietà, al lavoro che facevano che facevano all'estero. E quindi, per esempio, la mia generazione non ha avuto punti di riferimento. Per me non sono, se posso permettermi, neanche Germano Celant, neanche che Bonitoa e e ed altri che sono della generazione precedente alla mia, eh hanno fatto tutt'altro tipo di lavoro, non quello intellettuale, non quello di studio. Ora eh l'arte contemporanea è entrata final l'insegnamento della storia dell'arte contemporanea è entrata finalmente nelle università.
Sì,
a fatica tutt'ora, però però finalmente, insomma, finalmente c'è ci sono delle teste pensanti molto molto studiose che stanno facendo molto sul serio. C'è soprattutto il fatto che l'arte contemporanea è trattata con serietà, come quella antica, voglio dire, e questo è un è una cosa di crescita. Sono nell'università, per cui sono probabilmente meno visibili, pubblicano tanto, però i libri non è che si vendano tantissimo in Italia e quindi mancano di questa visibilità. Però però secondo me eh è un cambiamento notevole. È un cambiamento notevole e questo a me piace, a me fa fa sperare finalmente ci sono delle persone. Poi bisogna anche dire che eh molti, come mi stai dicendo di te stessa, viaggiano ormai e vanno, cioè per cui io io non lo faccio e quindi sono il primo a non conoscerli direttamente.
Cosa pensi? Io mi sono fatta questa idea girando No, un po' che eh anche se non credo che, come dici tu, è l'unico fattore, ma c'è proprio poco supporto. Io sono stata ora ultimamente a Arte in Nuvola giù a a Roma, no? E c'era una riunione con il come si chiama, il MIP, il mistero MIT MIC, dove accusavano i giovani curatori di di scappare all'estero, gli artisti, no? E quindi io un po' noiosa e alzai la mano, dissi però scusatemi, cioè nessuno viverrebbe anche in Italia, no? Però forse ci sono poche strutture pronte a sostenere. Io credo anche questo in Italia, nonostante si stiano facendo tante cose, eh, perché le le vedo, le sto conoscendo, le sto frequentando, però c'è c'è meno investimento economico, forse o
però, Vanessa, eh permetti permettimi di di di per da parte mia di spostare il discorso. Ehm c'è un po' di antiintellettualismo in Italia e e questo E questo pesa perché se tu vai a un convegno, ehm, se tu andavi a un convegno, vedevi subito la differenza del modo di trattare le cose tra un italiano e un tedesco, un francese e un americano. E l'italiano era era il più il meno all'altezza, insomma, il più delle volte. Adesso questi giovani studiosi che leggono, parlano inglese, che viaggiano, che Al di là, insomma, si può vivere in Italia e fare lo stesso. Questa vita qua si può guadagnare all'italiana, diventa faticoso, però però se uno è quello che gli interessa è possibile farlo perché per esempio l'università, ecco perché queste cose avvengono nell'università, cioè fuori dal mercato dell'arte, perché comunque l'università ti dà molte opportunità di di di contatti di confronto e quello che conta è il confronto. Confronto.
Esatto.
Tu ti devi sentire a tuo agio nel confronto perché tratti la cosa allo stesso modo, insomma, e non come è stato fino adesso, appunto, dentro nel circolo chiuso di quei quattro che si occupano di A, oppure questi questo, appunto, prevalenza del del discorso del mercato Per cui tu non hai un gallerista italiano che abbia un minimo di di di tempo e di che dedica un minimo di tempo allo studio. È tutto per chiacchiera sentito dire i testi sui cataloghi. Cioè non non si cresce così, non si cresce. Cresce il portafoglio di queste persone, ma non
ma non cresce né l'arte né il mondo dell'arte. né nel pensiero dell'arte, insomma.
Quindi speriamo che queste cose che mi dici accadono, che stanno accadendo dentro l'università e in realtà poi piano piano lentamente riescano a a sm tanto.
Ma sicuramente, ma sicuramente secondo me io anche sono sempre stato convinto questo di questo. Adesso ormai stiamo andando un po' alla deriva nei discorsi, ma spero non inutilmente sin dagli anni 80 che sono stati gli anni del boom eccetera e e io a Flash. Eh, si si tutti dicevano, cioè forse si è cominciato proprio in quel momento a parlare in questi termini, tutti dicevano che eh chi faceva la notorietà di un artista o di un di un'opera, quindi all'indietro anche in senso storico, chi ha fatto, sono sempre stati il pubblico, il il mercante, il il cenate. Eh io ho sempre pensato che invece sono sempre stati gli intellettuali a dare forza a un'opera d'arte, cioè ci vuole una persona intelligente e ed esperta per fare eh per dire che Michelangelo è meglio di di un altro che sa dipingere, ma non è ma non ha quel pensiero, insomma. E quindi son convinto che nel pensiero così fa la sua parte, insomma. Ecco,
certo. Certo. Grazie, grazie. Io 100 ore, però siamo arrivati alla fine. Poi ti richiamerò un'altra volta su altri argomenti. Vediamo. Allora, l'ultima domanda che io faccio sempre un po' anche lìia e non essere troppo seri è proprio esprimi un desiderio di qualunque tipo, di qualunque di in qualunque ambito, nel senso di guarda, io anche nella mia vita vorrei questo, no? Però proprio perché voglio anche mostrare un po' il lato giocoso e anche di chi intervista e anche quello umano, quindi eri uno per l'arte e uno per la vita personale.
Ma senti, mi ci hai fatto pensare quando mi hai scritto questa cosa qui. Ehm Io non sono domande so rispondere e soprattutto in ogni in modo in ogni modo scherzoso. Eh tu dici uno per l'arte m No, non non lo so. Cioè l'arte Sarrangi, dico, così.
E invece quello personale io eh ho un ho un desiderio molto, credo, molto semplice. C' ho pensato, ripeto, adesso c' ho pensato molto a come rispondere a questo domani. Da qui. Penso che penso che i desideri siano delle cose molto personali e quindi non voglio io ho un desiderio unico, cioè è quello di avere sempre qualcuno accanto che mi offra dell'affetto. E auguro a tutti, insomma, questo penso che nella vita sia questa la cosa importante.
Se mi venisse se mi viene meno quello, mi sento veramente fregato.
Ah, credo che è bellissimo e soprattutto detto qui in questo contesto,
ma anche in questo momento storico.
Sì, sì, ne abbiamo parlato poco perché io esito a fare dei paralleli, però eh sì, penso che che sia un momentaccio, sia meglio pensare in maniera profonda le cose che facciamo e che diciamo, insomma.
Grazi emille Elio!
A Presto
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